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Materiale Didattico

Raymond: dal buio della miniera alla luce della consacrazione


Il primo grande calciatore francese non è stato né Michel Platini né Lilian Thuram; non lo è stato neanche Mbappé, tanto per citare un campione dei nostri giorni.

Il primo campione emerso dal calcio transalpino è il figlio di immigrati polacchi e inizia a dare calci al pallone all’età di 6 anni. Di nome fa Raymond Kopaszewski, ma per tutti è Kopa (per i francesi, ovviamente, è Kopà). Noeux-les-Mines è il paese in cui è nato, il 13 ottobre 1931, situato a una quarantina di chilometri da Lille, nel Nord della Francia.

A scuola incontra non poche difficoltà linguistiche: a casa sua si parla polacco. Dirà: «Non ero portato né per la matematica né per la storia né per il resto». A Raymond piace giocare a pallone, e ogni occasione è buona per farlo. A 8 anni, assieme ad alcuni amici, fonda una squadra di quartiere, dove si mette in luce anche grazie alla sua propensione per il dribbling, un marchio di fabbrica che lo accompagnerà fino al termine della carriera calcistica.

Terminata la breve e non esaltante stagione scolastica, per lui si apre l’esperienza lavorativa. Una località che porta questo nome - Noeux-les-Mines - non è difficile intuire quale sbocco professionale (si potrebbe dire obbligato) riservi ai suoi abitanti: le miniere, appunto, da cui si estrae carbone.

Anche Raymond non sfugge a questo destino e inizia l’avventura professionale con la qualifica di apprendista minatore. A 14 anni tenta, senza successo, di cambiare mestiere: vuole diventare elettricista. Non gli riesce, per cui continua a lavorare in miniera. È un lavoro duro e pericoloso: nell’ottobre del 1947, sedicenne, resta sepolto sotto una frana, si rompe l’indice e il pollice della mano sinistra, che gli vengono in parte amputati. Al rientro dall’infortunio, torna a lavorare ma con una mansione meno rischiosa, quella di calderaio.

Nel frattempo, nei momenti liberi, Kopa continua a giocare a calcio: a 14 anni comincia la trafila nelle giovanili del Noeux-les-Mines assieme al fratello Henri, portiere. Raymond predilige invece giocare in attacco e contribuisce alle numerose vittorie delle giovanili della squadra locale. Si mette in evidenza e i talent scout francesi ne fiutano le innate doti calcistiche: nel 1949, a 18 anni, accetta di passare all’Angers per la somma di 100.000 franchi (che vanno al Noeux-les-Mines, sia bene inteso, e non a lui) e la promessa di un lavoro come elettricista. Arrivato ad Angers non trova l’impiego promesso alla firma del contratto: si consola ricevendo 21.000 franchi mensili. Si tratta, di fatto, di un vero e proprio contratto da calciatore professionista.

Dopo due anni trascorsi giocando nell’Angers e altrettanti nello Stade de Reims, nel 1956 Kopa effettua il definitivo salto di qualità approdando alla squadra più forte di quei tempi, il Real Madrid. Qui trascorre tre anni mietendo una lunga serie di successi, conquistando tre Coppe dei Campioni e due edizioni della Liga (il Campionato spagnolo).

Nel dicembre del 1958 gli viene conferito il Pallone d’Oro, il massimo riconoscimento per un giocatore. Al termine del triennio spagnolo, Raymond fa ritorno in Francia accasandosi al Reims, il club che aveva lasciato per approdare al Real Madrid. Ed è proprio al Reims che conclude, nel 1967, la carriera professionistica. Continuerà a giocare, sia pure a livello amatoriale, fino all’età di 70 anni. Raymond, da calciatore, si è fatto ammirare per la tecnica sopraffina e la capacità di smarcare i compagni d’attacco con precisi passaggi e assist preziosi.

Fuori dal campo, si è reso promotore di una lunga battaglia per introdurre i contratti di calcio a tempo determinato. Fino alla fine degli Anni Sessanta, alla maggior parte dei giocatori (ovviamente esistevano delle eccezioni, e Kopa era una di queste) era concesso di firmare solo ed esclusivamente contratti a tempo indeterminato, legandosi a vita a un club. Raymond, nel corso di un’intervista a France Dimanche del 1960, arriva a dire che «i calciatori sono degli schiavi» e che «in pieno XX secolo il calciatore professionistico è il solo uomo che può essere venduto e comprato senza che si domandi il suo parere».

In seguito a questa dichiarazione, la Lega francese lo sospende per un anno, ma la strada è ormai tracciata: nel 1961 si costituisce il sindacato dei calciatori, che nel 1969 ottiene di far riconoscere il contratto a tempo determinato auspicato e promosso da Raymond. Uno spirito fiero e combattivo, quello di Kopa, che aveva già avuto modo di mostrare da ragazzino quando, nel paese natìo, occupato dai nazisti durante la Seconda guerra mondiale, assieme agli amici  sottrasse il pallone ad alcuni soldati tedeschi che stavano giocando a calcio.

Dirà in seguito: «Alla nostra maniera, abbiamo quasi fatto un atto di resistenza. O no?»

 

Luca Condini